Armi autonome: la minaccia fantasma

La tecnologia volta alla creazione di macchine capaci di prendere la decisione di uccidere, esiste già.

Confine tra le due Coree. E’ notte inoltrata. Uno dei due robots sentinella situati a sud rileva tramite i suoi sensori e i raggi infrarossi della sua telecamera, il movimento di un gruppo di uomini proveniente da Nord, mentre attraversa la zona demilitarizzata tra i due paesi, uno dei confini divisori più pericolosi e armati del pianeta. Senza mai perdere di vista il gruppo, giunge il momento in cui la macchina li considera come un bersaglio ostile. Quando si trovano lungo la traiettoria giusta, apre il fuoco con una mitragliatrice Daewoo K3 ed un lanciagranate.

Si tratta di una situazione immaginaria, ma potrebbe accadere oggi stesso. Il dispositivo al quale ci stiamo riferendo è il robot SGR-A1, fabbricato da Samsung Techwin, filiale del famoso brand tecnologico della Corea del Sud. Si tratta di un sistema di supporto alle sentinelle in carne ed ossa ed i suoi inventori lo hanno dotato della capacità di prendere la decisione di sparare. Una possibilità che si attiverebbe solo in condizioni estreme. Attualmente, la macchina funziona solo sotto la costante supervisione umana. I suoi algoritmi di riconoscimento gli permettono di distinguere tra militari e civili disarmati e prendere decisioni in funzione di questa identificazione. Può sparare proiettili di gomma, illumina gli intrusi intimando il “chi va là” con registrazioni audio, o chiedendo una parola d’ordine, nel caso gli obiettivi fossero soldati disorientati o di ritorno da una missione. In sostanza, non è autonomo, perché ancora non gli è consentito. Ma può arrivare ad esserlo, anche se resta da dimostrare che precisione dimostrerebbe non comportandosi come un cervello umano responsabile delle sue azioni.

Nessuno vuole rimanere fuori gioco

L’ SRG-A1 non è l’unico della sua specie. Nel 2011, un brand bielorusso ha presentato l’ Adunok-M, un UGV (unmanned ground vehicle – veicolo terrestre senza pilota) simile al modello coreano, anche se integrato in una piattaforma mobile cingolata, come se fosse un piccolo carro armato. I suoi ideatori raccontano che, pilotato a distanza, l’Adunok-M è capace di centrare bersagli situati fino a 800 metri di distanza grazie ai lanciagranate e alla mitragliatrice di cui è provvisto, di calibro leggero (7,62 mm) o pesante (12,7 mm), a seconda di ciò che si desidera.

Esistono altri prodotti simili, come il Gladiator, usato dai marines statunitensi o il Guardium, impiegato dalle forze israeliane in operazioni di sicurezza di confine.

L’era dei sistemi d’arma autonomi, o quasi, è cominciata anche se con meno clamore di quello suscitato dalle auto senza conducente che ci vengono vendute come qualcosa di imminente.

Ma fino a che punto esistono macchine da guerra che possiamo considerare indipendenti? Il Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti ritiene che “un’arma autonoma, una volta attivata, è capace di selezionare obiettivi e puntare contro questi senza la necessità dell’intervento umano”. Questa definizione restrittiva comprende dispositivi che consentono il passaggio alla “modalità manuale” affinché sia la persona a sparare, ciò che viene fatto oggi.

Attenendosi ancora a questa definizione possiamo dire che attualmente disponiamo di armi semi-autonome, un assaggio di ciò che sta per arrivare.

Tuttavia vengono già fabbricati prototopi capaci di muoversi liberamente e individuare bersagli ai quali dirigere la loro forza distruttrice seguendo i criteri dell’Intelligenza Artificiale. Per il momento, possono operare solo in ambienti e condizioni precedentemente stabilite dai progettisti e programmatori, ma la storia ci insegna che tutto è possibile con la tecnologia che fa sì che ogni cosa diventi una realtà. Gli esperti affermano che questo avverrà tra pochi decenni o pochi anni…

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