I progressi tecnologici e scientifici che potrebbero rivoluzionare le nostre vite

Cosa accadrebbe se riuscissimo a comunicare telepaticamente, le macchine non avessero bisogno di conducente o non invecchiassimo mai? Andiamo a scoprire come potrebbero cambiare la nostra vita le scoperte scientifiche e i progressi tecnologici che probabilmente non tarderanno ad arrivare.

Cosa accadrebbe se..

Le automobili “guidassero sole”: potremmo sederci al volante e nel frattempo mangiare un panino, leggere un libro, consultare la posta elettronica…Qualcosa che Henry Ford non avrebbe mai immaginato quando ha lanciato sul mercato la prima automobile nel 1908. L’arrivo dei veicoli autonomi è così imminente che diversi stati si stanno adoperando per elaborare dei piani strategici per questa tipologia di veicoli. Intanto, alcune società come General Motors, Chevrolet e Tesla stanno mettendo a punto i loro modelli. L’elenco dei benefici che apporteranno è infinito.

Oltre a permetterci di dedicare ad altre cose il tempo che ora trascorriamo alla guida, l’intelligenza artificiale applicata al settore dell’automazione trasformerà anche le città. Innanzitutto, non sarà necessario costruire ulteriori parcheggi pubblici poiché le vetture saranno in grado di “tornare da sole” a casa una volta che ci hanno accompagnato a destinazione. Anche se potrebbe sembrare superfluo, il concetto di “veicolo proprio” evolverà verso uno “condiviso”, capace di fare diversi viaggi con persone diverse nello stesso giorno. I confini tra trasporto pubblico e privato, secondo gli esperti, svanirebbero se prendesse piede questa nuova tecnologia. Si ridurrebbe inoltre il numero di macchine in circolazione e di conseguenza l’inquinamento acustico e atmosferico.

A ciò si aggiunge il fatto che i veicoli autonomi saranno in grado di scegliere il percorso più adatto tenendo conto dei dati di traffico e dello stato delle infrastrutture in tempo reale, evitando ingorghi e vari ostacoli sulle strade.

Ci saranno poche violazioni del codice della strada e nessuno passerà col semaforo rosso, che tra l’altro, non funzionerà con le classiche luci ma mediante segnali radar. Le compagnie di assicurazioni cambieranno completamente poiché non ci saranno più conducenti responsabili o irresponsabili ed i veicoli intelligenti saranno in grado di prendere da soli decisioni che prima spettavano agli esseri umani. Programmare adeguatamente questi veicoli affinché siano in grado di prendere decisioni umane sarà una delle più grandi sfide di questa tecnologia.

Incontrassimo la fonte dell’eterna giovinezza

L’immortalità è un desiderio che la scienza non può né aspira a raggiungere. Un’altra cosa è il desiderio universale di mantenere l’aspettativa di vita attuale godendo della salute di ferro tipica di un ragazzino, senza che si avverta il trascorrere del tempo. Cosa che non è affatto facile. “Non esistono geni o pulsanti magici che consentono di vivere più a lungo, almeno per ora, e forse non esisteranno mai. Rallentare l’invecchiamento cellulare suppone una lotta su vari fronti con molteplici obiettivi volti ad aumentare la longevità e allo stesso tempo conservare la qualità della vita”, spiegano gli esperti.

Mentre le cellule si dividono, i telomeri, estremità cromosomiche, si rimpiccioliscono fino ad impedire tale divisione. Immaginiamo di riuscire a rallentare, piuttosto che impedire del tutto, questa divisione. Ciò potrebbe posticipare il calo fisiologico che si manifesta con l’avanzare dell’età, per esempio a 40-50 o a 60-70 anni, ma non di più. Perché al momento non è possibile evitare che compaiono alterazioni genetiche.

Quando il corpo raggiunge un certo livello di invecchiamento, gli errori nel DNA non possono più essere riparati in modo efficiente e le nostre abitudini cominciano a risentirne. Gli sforzi per vivere più a lungo potrebbero paradossalmente aumentare alcuni fattori di rischio, ad esempio: se tutti gli uomini vivessero un secolo, il 100% soffrirebbe un cancro alla prostata. Se alla fine si riuscissero ad identificare gli interruttori dell’eterna giovinezza, bisognerebbe trovare un giusto equilibrio affinché queste cellule continuino a dividersi, ma non per sempre.
In caso contrario, ci troveremmo di fronte a cellule immortali, la definizione di cancro, spiegano gli esperti.

Le macchine fossero più intelligenti degli esseri umani

2029. E’ la data in cui, secondo l’inventore e direttore del reparto Ingegneria a Google, Raymond Kurzweil, si verificherà il “sorpasso”. “Entro i prossimi anni sarà realtà la cosiddetta “singolarità tecnologica”, ovvero quel punto in cui i passi in avanti in ambito tecnologico, soprattutto nel campo dell’intelligenza artificiale, porteranno le macchine ad essere più intelligenti degli esseri umani”. E sarebbe bene dare retta a Kurzweil siccome già nel 1990 aveva predetto che un computer avrebbe vinto un campione di scacchi nel giro di otto anni. Proprio come ha fatto Deep Blue di IBM nel 1997 sconfiggendo Garry Kasparov. (Recentemente, alcuni scienziati dell’ University Carnegie Mellon (USA), hanno creato un software capace di vincere professionisti di poker).

Secondo la sua previsione nel giro di dodici anni, gli automi saranno capaci di effettuare complessi calcoli e ragionamenti, ma non solo. Sapranno flirtare, scherzare e apprendere. “La Singolarità avrà inizio quando verranno alla luce le Intelligenze Artificiali auto-miglioranti, programmi per computer senzienti, altamente intelligenti e capaci di ridisegnare rapidamente sé stessi e la propria progenie per migliorare le proprie prestazioni”.

La super-intelligenza di cui saranno dotati permetterà di diagnosticare malattie meglio dei medici. Potrebbero scoprire teorie e convertirsi in collaboratori di scienziati e inventori. Qualcosa che oggi fanno i computer capaci di processare enormi quantità di dati, cosa impossibile per gli esseri umani, e trarre conclusioni sulla meteorologia e la pandemia.

E’ evidente che dovranno essere istruiti con regole etiche per assicurarci che apporteranno benefici, ma stabilire tali limiti non sarà affatto facile. Consideriamo ad esempio la prima legge sulla robotica di Isaac Asimov: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno”. Seconda legge: “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge”. Nick Bostrom, dell’Università di Oxford e Stephen Hawking, sostengono che l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un pericolo per la razza umana. Tuttavia, la maggior parte degli scienziati, sostiene che rappresenta una sfida, non una minaccia.